mercoledì 7 gennaio 2015

Ricomincia la scuola... tagliuzzata da Renzi!!!

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Ricomincia la scuola nel 2015, e riapre massacrata da PD e governo Renzi nella legge di stabilità.
 
Infatti, mentre Renzi prende in giro i cittadini con le consultazioni e la riforma "dal basso", arrivano dall'ALTO sostanziosi tagli realizzati sul funzionamento ordinario della scuola, sulla pelle dei docenti, dei tecnici, degli amministrativi ed ausiliari, di tutti i lavoratori scolastici.
Scelte che alla fine si ripercuotono sulla qualità della scuola per studenti e genitori. Ecco tutti i tagli e i regali che il #‎M5S ha contrastato, ma che il governo ha approvato in legge di stabilità, a tambur battente e senza ascoltare nessuno :
Invalsi
10 milioni per finanziare l'industria dei TEST INVALSI. Il governo tira dritto sulle valutazioni degli studenti in stile "aziendale".
Scuola paritarie
Stabilizzati 200 milioni alle scuole paritarie, che portano la cifra complessiva a circa 500 milioni di euro. Le scuole private sono le uniche che non hanno subito tagli... chissà perché.
Educazione fisica
Cancellati i responsabili provinciali di educazione fisica, si complica l'organizzazione dei grandi eventi territoriali dello sport scolastico. Addio ai Giochi della Gioventù?
Abrogazione esoneri e semiesoneri per vicari
34 milioni di tagli che complicano il funzionamento della scuola, mettendo in difficoltà famiglie e studenti.
Addio supplenze brevi ATA e docenti
Per 7 giorni il personale scolastico tecnico ed ausiliario non potrà essere sostituito e i docenti non potranno essere sostituiti per il primo giorno. Tagli di 66 milioni per il 2015 e di 200 per ciascuno degli anni a seguire.
Risultato: sempre più classi abbandonate a se stesse.

martedì 6 gennaio 2015

Africa: per le multinazionali è solo una terra di conquista e di saccheggio!!!

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L'ACP non è solo una sigla, è una speranza. Dopo secoli di colonialismo, nel 1975 ben settantotto Paesi africani, caraibici e del Pacifico si sono riuniti in un'organizzazione che ha pochi ma chiari obiettivi: lo sviluppo sostenibile, la riduzione della povertà, la solidarietà comune fra gli Stati membri. Tutto questo da realizzare con la collaborazione attiva dell'Unione europea e dei suoi Paesi membri.
Per fortificare questa alleanza, a Strasburgo è in corso un'assemblea parlamentare unitaria: Unione europea e gli Stati ACP dialogano per il bene comune. Perché la pace si costruisce con il dialogo, non con le bombe o l'imposizione dei modelli economici occidentali.
Un programma intenso, quello di questi giorni, che vede impegnati i rappresentanti delle Assemblee africane e del Parlamento Europeo nella discussione sull'emergenza Ebola, sulle conseguenze sociali ed economiche della malnutrizione, sull'immigrazione e lo sviluppo.
Il Movimento 5 Stelle Europa è intervenuto con decisione nel dibattito, affermando che è necessario guardare la realtà africana come "un continente diviso tra chi, con approccio paternalistico, ha elargito fondi senza controllo e chi, invece, ne ha approfittato, comprandone la terra e quindi la libertà."
I nostri portavoce hanno anche rilevato che "l'Europa può probabilmente apportare un aiuto significativo a patto che ponga controlli più stringenti sulle proprie multinazionali che troppo spesso vedono ancora il continente africano come terra di conquista e di saccheggio delle risorse naturali".
Il Movimento 5 Stelle ha rivolto un vero e proprio appello ai popoli africani, caraibici e del Pacifico: "Fra tutte le ambizioni forse la più importante dovrebbe essere quella di impegnarsi a far capire ai vostri figli che la loro ricchezza non dovrà più dipendere dagli avanzi del nostro mondo, troppo ricco, comodo e opulento, ma dalla loro capacità di convertirli in vere opportunità, di creare quella sussidiarietà necessaria affinché ogni singolo euro speso rappresenti un impegno per il futuro. Solo allora saremo in grado di camminare fianco a fianco, a testa alta: noi sapendo di aver saldato il nostro pesante debito verso di voi, e voi sapendo che quello che era un'ambizione è diventata realtà"

Fonte



lunedì 5 gennaio 2015

Il Software Libero nella Pubblica Amministrazione Italiana

Linux Pubblica Amministrazione

Il dibattito sull’uso del software FOSS (Free ed Open Source Software) nella Pubblica Amministrazione italiana sembra essere giunto ad una conclusione: la PA adesso è obbligata, dopo aver compiuto un’analisi comparativa, a dare la priorità al software FOSS.
Sarà compito dell’Agenzia per l’Italia Digitale definire procedure e criteri per giustificare questa scelta.
Da gennaio ad ottobre di quest’anno l’Agenzia per l’Italia Digitale ha convocato un gruppo di lavoro il cui compito era di definire i criteri di valutazione del software (art. 68 del Codice dell’Amministrazione Digitale).
Verrà a breve lanciata una consultazione pubblica per l’adozione di un testo definitivo su quelle linee guida, che diventeranno un importante strumento operativo per la scelta del software.
Le PA italiane ed europee hanno l’obbligo di fornire servizi efficienti ad imprese e cittadini, condividendo soluzioni software, discutere le best practice e condividendone le esperienze. Sono questi gli obiettivi del Programma sull’Interoperabilità delle Soluzioni per le Pubbliche Amministrazioni Europee (ISA), istituito dalla Commissione Europea.

Gli enti pubblici avranno la stessa libertà di quelli privati nel decidere se acquistare, sviluppare e rilasciare il software con le condizioni del software FOSS. Le PA italiane sono infatti obbligate a distribuire il software, da o per loro sviluppato, con il relativo codice sorgente non modificato, alle altre amministrazioni. Questo significa che la distribuzione avviene non solo tra le PA ma anche nei confronti dei cittadini, il loro scopo primario infatti è servire la comunità, soddisfacendo un interesse pubblico, non l’acquisizione di una posizione sul mercato.
Per questi motivi, quando un’amministrazione pubblica realizza, progetta, sviluppa o distribuisce software, il suo valore sta nell’utilizzo, nella capacità di rendere l’apparato amministrativo e l’adempimento della propria missione più efficace.
In altre parole, per la Pubblica Amministrazione il software non è un prodotto ma un servizio.
Per questo motivo il ritorno sull’investimento viene misurato in termini di efficienza, che deve essere misurata sia come risparmio delle risorse (pari uscite o una maggior produzione rispetto alle risorse), risparmio nel lungo periodo (minori costi di aggiornamento, modifica, migrazione o comparsa di nuovi sistemi più efficienti) ed in effetti positivi nell’economia in generale o locale (effetto spillover).
Questi pareri sono stati accolti dalla Corte Costituzionale nel 2010 con la Sentenza n. 122 del 22 Marzo. In sostanza il software free ed open source non riguarda una particolare tecnologia, marca o prodotto ma esprime una caratteristica legale. Ciò che differenzia il software free ed open source da quello proprietario è la differenze dei diritti di licenza dei programmi. Le decisioni sull’adozione dell’una o dell’altra modalità contrattuale appartiene all’utente, quindi, in questo caso, alla PA che adesso ha una significativa preferenze nei confronti dei software FOSS.

Fonte: opensource.com
Foto: flickr.com
 
 

domenica 4 gennaio 2015

I finti aiuti del governo alle aziende e alle famiglie italiane!!!

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Alle chiacchiere del governo Renzi siamo abituati. Tra le più clamorose ci sono quelle sul presunto taglio delle tasse e sugli aiuti in arrivo per le aziende e le famiglie italiane. Vediamo se è davvero così.
C'era una volta la legge 407/90 che prevedeva la decontribuzione sia assistenziale che previdenziale, senza alcun tetto e per il 100%, per le imprese del sud e tutte le imprese artigiane su tutto il territorio nazionale e per il 50% per le altre imprese. C'era, perchè oggi non c'è più, cancellata dal governo Renzi, che l'ha sostituita con una nuova disciplina valida solo per il 2015 e che non prevede alleggerimento per i contributi Inail. In sostanza, nulla di più di uno spot elettorale.
Il M5S aveva proposto di rinforzare questa legge strutturale, fondamentale per le nostre imprese, impiegando i fondi europei rimasti inutilizzati per incapacità amministrative, così da allargare la decontribuzione al 100% a tutto il Paese, professionisti compresi.
Il governo, invece, è andato a saccheggiare proprio il fondo di coesione di sviluppo riferito alla programmazione dei fondi europei 2007/2013, togliendo al Mezzogiorno un miliardo l'anno sino al 2017 e 500 milioni per il 2018.
Passiamo alle piccole partite IVA: la tassazione viene triplicata dal 5 al 15% e viene inserita un'evidente incompatibilità della percentuale forfetaria sui ricavi a cui si lega il reddito nel nuovo regime.
Passiamo poi all'IRAP: si ripristinano, per il 2014, le aliquote Irap antecedenti al decreto 66 con cui le si tagliava del 10%. ll M5S ha chiesto più attenzione nei riguardi delle piccole imprese che sarebbero rimaste sostanzialmente fuori dal vantaggio dell'esclusione della componente lavoro dal calcolo Irap visto che nei loro bilanci il peso ingente è caratterizzato dall'utile (sempre presente in quanto soggette agli studi settore) e dal peso degli oneri finanziari anch'essi sempre presenti in quanto le nostre piccole imprese si indebitano per pagare Irpef, IMU, Tasi, Tari.
Stesso giochino anche sulle tasse sulla casa: Renzi dice di aver bloccato le aliquote TASI per il 2015, peccato però che allo stesso tempo in bilancio non ci siano più le coperture per le detrazioni alle famiglie meno abbienti che sino all'anno scorso hanno avuto almeno 625 milioni. Per loro, quindi, la Tasi sarà più cara rispetto all'anno scorso!
Veniamo, infine, ai Comuni: al governo piace sbandierare il piano investimenti Junker per 315 miliardi (ma sa benissimo che ne sono disponibili solo 21, tra cui oltre tre raccattati dal piano ricerca Horizon 2020), sostiene che l'unica via d'uscita siano gli investimenti ma consente ai Comuni, per recuperare il drastico taglio delle risorse, di tagliare proprio gli investimenti e non gli sprechi. A spese, inutile dirlo, dei cittadini.
La verità, nascosta dal governo, è che è impossibile rispettare le regole europee che ci stanno via via tagliando le gambe, come ha riconosciuto anche la stessa Corte dei Conti che le ha definite "non percorribili". Invece delle chiacchiere, serve onestà e serve ammettere che abbiamo bisogno di tempo e che per risollevarci abbiamo una sola via d'uscita: ridarci competitività, riducendo le tasse in maniera significativa e non per finta. Soltanto in questo modo agli imprenditori rimarrebbero le risorse per fare investimenti, creare nuove opportunità di lavoro e far ripartire i consumi.


 

sabato 3 gennaio 2015

Renzi aumenta le tasse e tiene intatte le poltrone!!!

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Ancora una volta solo slogan e promesse da parte del Governo. Mentre da un lato con la legge di stabilità Renzi ha aumentato le tasse per gli italiani (sulla casa, sul lavoro, sulla scuola, sulla sanità, ecc), dall'altra ha mantenuto intatte le poltrone di moltissimi dirigenti e dipendenti di società partecipate ed enti totalmente inutili che costano ai cittadini italiani circa 10/12 miliardi di euro annui. Quasi quanto il reddito di cittadinanza proposto dal M5S.
Andiamo dal CNEL che ci costa 20 milioni di euro l'anno, con il suo Presidente Antonio Marzano (ex ministro del Governo Berlusconi) che percepisce uno stipendio annuo di 217.000 mila euro, all'Istituto Nazionale della Montagna che ci costa circa 500 milioni di euro l'anno, passando per il Centro Piemontese di Studi Africani, per arrivare all'Istituzione per la Conservazione della Góndola, all'Unione Italiana Tiro a Segno, alla Fondazione Marconi, alla Cassa Conguaglio GPL, all'Istituto Agronómico dell'Oltremare, alla Arcus, all'Enit e così via sino a contarne circa 11 mila.
Molti di questi assolutamente privi di alcuna utilità per i cittadini e ben 1454 addirittura formalmente inattivi secondo l'Istat, nonostante abbiano comunque un cda ben retribuito. Agenzie, consorzi, società partecipate totalmente sconosciuti ai cittadini e spesso composti da soggetti non identificabili e non identificati.
Il CNEL per esempio, nonostante sia un organo previsto dalla Costituzione, riceve fondi anche dal Ministero del Lavoro e non ha alcuna vera utilità. Pensate che la sua principale funzione è quella di dare pareri al Governo e al Parlamento tra l'altro neanche vincolanti.
In 52 anni di attività e ingenti stipendi corrisposti, chiaramente con i soldi pubblici, ha solo proposto 11 bozze di proposte di legge. Null'altro. O come l'ONC che solo per redigere qualche rapporto per gli immigrati ci costa oltre 250 milioni l'anno. O l'Enit, l'agenzia che dovrebbe rilanciare il turismo italiano, che ci costa quasi 20 milioni di euro l'anno. E che solo nel 2013 ha speso ben 138 mila euro per comprare giornali e riviste ed è stata anche oggetto di indagini da parte della Procura di Roma.
Bastava eliminare molti di questi enti per evitare che gli italiani ricevessero vere e proprie stangate di tasse e imposte sulla casa, sui redditi, sui servizi sanitari, sull'iva, sulla scuola o persino sul pellet (prodotto di prima necessità che serve semplicemente a riscaldare le case). Vergognoso!!
Invece no. Nonostante il Commissario alla spending review Carlo Cottarelli ne avesse individuati diversi da eliminare con procedura d'urgenza, Renzi ha ritenuto opportuno mantenere in vita molte poltrone, infilando norme ad hoc di salvaguardia nella scellerata bozza della legge di stabilità (con parti totalmente mancanti e commi inesistenti), sulla quale nella notte tra il 18 e 19 dicembre è stata posta l'ennesima fiducia (al buio) da parte del Governo, in un clima istituzionale surreale e mai vissuto sino ad allora, come hanno raccontato coloro che lavorano in Senato da oltre 30 anni.
Ma evidentemente mantenere a vita le poltrone, le consulenze, le indennità, i lussi e gli stipendi d'oro porta al Governo Renzi voti, consenso e futuri equilibri elettorali. Ciò nonostante molti di tali enti non fanno altro che alimentare corruzione e concussione. Altro che carrozzoni da cancellare o tagli da applicare! Solo slogan da parte di Renzi. Null'altro.
Ai cittadini, purtroppo, solo ulteriore tasse e imposte.
Nel frattempo il M5S si batterà con tutte le proprie forze per spazzare via definitivamente caste e privilegi e per ridare, con responsabilità, davvero senso alle Istituzioni.

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venerdì 2 gennaio 2015

Reddito di cittadinanza, don Ciotti a Di Maio: “Libera al fianco di chi lo sostiene”

Reddito di cittadinanza, don Ciotti a Di Maio: “Libera al fianco di chi lo sostiene” 
Il prete antimafia risponde all'appello del vicepresidente della Camera: "Criminalità organizzata e corruzione si sconfiggono davvero solo affermando diritti e dignità delle persone"


Libera e Gruppo Abele sostengono il reddito di cittadinanza. Lo ha annunciato sul blog di Beppe Grillo don Luigi Ciotti che risponde ad una richiesta lanciatagli dal deputato M5s, membro del direttorio del Movimento e vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. “Caro Luigi Di Maio – scrive nella lettera don Ciotti – rispondo molto volentieri all’invito che ha voluto rivolgermi e lo faccio in maniera semplice e diretta: Libera chiede con forza al Parlamento di approvare quanto prima l’introduzione del reddito di cittadinanza. E’ una proposta che non a caso abbiamo inserito al primo posto del Manifesto conclusivo di Contromafie, perché criminalità organizzata e corruzione si sconfiggono davvero solo affermando diritti e dignità delle persone”.
Per queste ragioni, spiega, Libera e Gruppo Abele, insieme a migliaia di realtà del sociale e del volontariato, hanno lanciato nel 2013 la campagna “Miseria ladra”, per rendere illegale la povertà e affermare come diritti quello che mafiosi e corrotti vendono come favori: “Solo Italia, Bulgaria e Grecia non hanno ancora adottato questa misura, nonostante il Parlamento europeo il 20 ottobre del 2010 abbia raccomandato di lavorare in questa direzione. Anche per questo siamo disponibili da subito a dare il nostro contributo a tutte quelle forze politiche che, come sta facendo il MoVimento 5 Stelle, sostengono questa riforma di civiltà”.

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giovedì 1 gennaio 2015

Il 2015 di Renzi: una tempesta perfetta di tasse!!!


L'Italia dei lavoratori e delle piccole imprese è schiacciata da una pressione fiscale effettiva oltre ogni limite di sopportazione. Secondo lo studio della Fondazione dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Rimini, il peso delle tasse sul Pil si attesta al 52,2%, 8,4 punti percentuali sopra il dato "apparente" (43,8%).
La differenza si spiega facilmente: la pressione fiscale apparente comprende nel Pil il vasto settore del sommerso, mentre quella effettiva giustamente lo esclude, perché soggetto ad evasione fiscale e lavoro nero. Il 52,2% è quindi un dato molto più credibile, e rende giustizia dello sforzo enorme a cui sono sottoposti lavoratori dipendenti, contribuenti in regola e piccole imprese, costretti al tributo di sangue verso l'ennesimo Governo strozzino. Escludendo il sommerso dal Pil, l'Italia sale in cima alla classifica europea sulla pressione fiscale.
Secondo gli ultimi dati disponibili della Cgia di Mestre, riferiti al 2013, gli italiani hanno pagato in media nel corso dell'anno 11.735 euro fra imposte, tasse e contributi, considerando anche bambini e ultracentenari! Significa che il tributo di sangue richiesto a lavoratori e imprese è ben più corposo e, tra l'altro, continua ad aumentare.
In questa inarrestabile ascesa si inserisce l'infelice parentesi del Governo Renzi, che al grido di "meno tasse!" ha nascosto nuovi prelievi, diretti ed indiretti. Tra i primi si ricorda l'assalto ai fondi pensione e alle casse previdenziali, la tassazione ordinaria sul Tfr in busta paga (tassato al 17% invece che all'11%), la mannaia sul regime dei minimi, con partite Iva, precari e professionisti penalizzati da un'aliquota salita dal 5% al 15% e, ultimo ma non ultimo, il taglio da 208 milioni al fondo per la detassazione del salario di secondo livello.
Per la tassazione indiretta va ancora peggio: i tagli di 1,2 miliardi ai Comuni, 1 miliardo alle Province e più di 4 miliardi alle Regioni andranno a bruciare sulla pelle viva dei cittadini. Si tradurranno infatti in maggior costo dei servizi fondamentali o in tagli lineari agli stessi, e si tratta di scuola, sanità, trasporto pubblico...
Ma il peggio deve ancora venire, ed è marchiato a fuoco nel nostro prossimo futuro: le "clausole di salvaguardia" allegate alla manovra di Renzi daranno all'Italia il colpo di grazia economico e sociale. Sono previsti un aumento graduale dell'Iva fino al 25,5% nel 2018 (oggi è al 22%), un balzo dell'Iva agevolata fino al 13% nel 2017 (oggi è al 10%), ma anche una stretta sulle accise dei carburanti da 988 milioni nel 2015 e un'altra da 700 milioni nel 2018! I beni di prima necessità diventeranno sempre meno accessibili, soprattutto per disoccupati, precari e poveri, non protetti da nessuna misura di solidarietà sociale come il nostro reddito di cittadinanza.
Chi ride di fronte a questo scempio di ricchezze, lavoro e diritti? Solo una potente élite che ha nell'euro, nei trattati e nella Ue le sue armi di distruzione di massa. Il Governo Renzi impicca il suo Paese sull'altare della finanza europea ed occidentale, e lo fa aggiungendo al danno la beffa: annuncia ogni giorno dai salotti televisivi una rivoluzione delle tasse che non c'è mai stata, mentre cittadini e imprese stanno annegando. Una tempesta di tasse, dirette e indirette, calerà su milioni di famiglie e imprese già pericolanti. Nel 2015 di Renzi si salvi chi può...

Fonte: http://goo.gl/DvXkHN