martedì 26 gennaio 2016

Unioni civili. Anche il M5S nelle piazze lombarde per chiedere uguaglianza e dignità per tutte le famiglie




La nuova smisurata passione di Maroni per il lighting design (nei giorni scorsi ha dichiarato di voler illuminare questo venerdì la facciata del Pirellone con la scritta "Family Day") non può e non deve essere sviluppata sulla facciata del palazzo del Consiglio Regionale, casa di tutti i Lombardi, e non di quattro omofobi, e Istituzione che dovrebbe rappresentarsi come laica. Per parte nostra oltre a spegnere le luci del nostro piano nel caso di un coinvolgimento né desiderato né auspicato in una battaglia di minoranza contro la parità di tutte le famiglie affiancheremo con banchetti le manifestazioni di sabato 23 gennaio. Saremo in piazza per ribadire il valore dell'uguaglianza e la dignità di ogni forma familiare.
Il M5S Lombardia e il M5S Milano saranno presenti nelle piazze lombarde alla mobilitazione nazionale di sabato 23 gennaio 2016 per chiedere diritti per tutte le famiglie, uguaglianza e laicità. In particolare a Milano, il M5S Milano e il gruppo LGBT M5S di Milano hanno organizzato per sabato 23 dalle ore 12 un gazebo (Corso Buenos Aires angolo Via Broggi). Sarà presente, dalle 16, Patrizia Bedori, candidata sindaco di Milano del movimento. Per Bedori: "Il Movimento 5 Stelle è da sempre impegnato, a tutti i livelli istituzionali, a garantire piena cittadinanza a tutti e tutte, a prescindere dall'orientamento sessuale e per promuovere il contrasto ad ogni forma di odio contro gay, lesbiche, bisessuali e transessuali. Presenzieremo alla manifestazione per ribadire anche a Milano che è inaccettabile ogni compromesso al ribasso su di un tema che riguarda l'uguaglianza e che impatta sulla vita di migliaia di famiglie milanesi". A Varese, insieme alla Consigliera regionale Paola Macchi e il consigliere comunale Francesco Cammarata, saranno in piazza gli attivisti del movimento: "Se vuoi difendere i tuoi diritti - spiegano - devi difendere anche quelli degli altri soprattutto di coloro che se li vedono negati per mero calcolo di partito, la giustizia sociale è buon senso". A Pavia sarà in piazza la Consigliera regionale Iolanda Nanni. A Mantova i portavoce Andrea Fiasconaro e Luigi Gaetti. A Bergamo il portavoce regionale Dario Violi.

:: Beppe Grillo

giovedì 21 gennaio 2016

Che banca..


Banca Etruria è una delle vicende bancarie più brutte e sporche a cui si è assistito in Italia.
Un governo che calpesta e disprezza i risparmiatori mentre tutela la casta dei banchieri con un decreto "Salvabanche", doppiamente casta nel suo intreccio di parentele coi ministri. Banchieri che, invece di supportare le imprese del Paese, cercano di mettere il risparmio dei cittadini truffati in mano a massoni e faccendieri, lasciando scegliere a mestatori da Prima Repubblica i dirigenti di una banca già in condizioni disastrose.
Cose già viste, riciclate, aggiornate, e persino se possibile peggiorate: tutto il marcio degli antichi rapporti clientelari tra banche, partiti, lobby e certa (im)prenditoria, all’ombra di un maestoso conflitto di interessi.
Il MoVimento 5 Stelle al governo, avrebbe adottatto soluzioni del tutto diverse partendo da due principi: la discontinuità col passato delle clientele e l'eliminazione del conflitto di interessi. Ora vanno salvati i 150mila risparmiatori truffati, accertate le responsabilità dei vertici bancari e rimessa completamente in discussione questa vigilanza assente e lacunosa rimuovendo Giuseppe Vegas dalla Consob.
Domenica 24 gennaio il M5S sarà ad Arezzo. L’appuntamento è alle ore 10 in Piazza San Jacopo, con Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio, Daniele Pesco, Alessio Villarosa, Chiara Gagnarli, e molti altri parlamentari, cittadini e risparmiatori per difendere il risparmio, che è tutelato in teoria dalla Costituzione (articolo 47) ma massacrato nella pratica dall'insipienza di questo governo.I truffati del "Salvabanche" vanno risarciti integralmente.
Il governo deve salvare i risparmiatori, non le banche e i suoi conflitti di interessi.


mercoledì 20 gennaio 2016

Di nuovo in Movimento!

20 Gennaio 2016

Annunciamo con piacere la ripresa in attività del nostro blog

 

 

lunedì 15 giugno 2015


Ballottaggi M5S 5 su 5! Grazie!


Ballottaggi M5S 5 su 5! Grazie!
Il M5S si è presentato in cinque ballottaggi comunali. Gela (Sicilia), Augusta (Sicilia), Venaria (Piemonte), Quarto (Campania) e Porto Torres (Sardegna).
Abbiamo vinto in tutte le città!
Queste le percentuali e i nomi dei sindaci neoeletti a cui vanno gli auguri per un buon lavoro:
Sean Christian Wheeler 72,74% è il nuovo sindaco di Porto Torres in Sardegna.
Rosa Capuozzo  70,79% è il nuovo sindaco di Quarto in Campania.
Roberto Falcone 72% è il nuovo sindaco di Venaria Reale in Piemonte.
Domenico Messinese 65% è il nuovo sindaco di Gela in Sicilia.
Maria Concetta Di Pietro 78% è il nuovo sindaco di Augusta in Sicilia.
Il M5S ha fatto 5 su 5, filotto!
In alto i cuori!

: Silvia Chimienti

venerdì 10 aprile 2015

A PROPOSITO DELL'ARTICOLO 78 ...


Nel post precedente si è accennato all'articolo 78 della Costituzione Italiana:

Le Camere deliberano lo stato di guerra [cfr. art. 87 c. 9] 
e conferiscono al Governo i poteri necessari


Perché il Parlamento sta dibattendo su questo? Oddio, dibattendo è parola grossa. È così flebile la discussione, che nessuno se ne è accorto al di fuori delle stanze delle commissioni Difesa. Però è all’ordine del giorno perché rientra nella riforma costituzionale della ministra Boschi. Una riforma fatta con il bianchetto: cancellare la parola “Senato”. E così dove sta scritto “Camere” si legge Camera dei deputati. Di conseguenza i verbi coniugati alla terza persona plurale diventano alla terza singolare. Casomai qualcuno pensasse che non si sa di grammatica.
È vero che ai tempi della guerra liquida le dichiarazioni di guerra sono desuete come il rosolio, è pure vero che io non sono moderno come Renzi e sono purtroppo affezionato alle cose antiche come i princìpi, ma per quanto depassé i princìpi sono come la serva di Totò: servono.
Quale modernità possa dunque rappresentare l’affidare a una sola Camera la dichiarazione di guerra non si capisce bene. Di certo si capisce che, nel sistema autoritario-costituzionale che i renziani vorrebbero mettere in piedi, una decisione così terrificante come la dichiarazione di guerra verrebbe lasciata in mano al solo esecutivo, visto che con premi e premiolini, mattarelli e consultelli, l’unico ramo del Parlamento deliberante sarebbe totalmente controllato dal partito di Governo.
Ma tanto a che serve, dirà il solito benpensante di passaggio? Se non serve perché la guerra dichiarata non sembra esistere più, allora tanto vale lasciare tutto com’è. Alla Costituente dibatterono per giorni e giorni su questo articolo. Certo, la guerra era finita da pochi mesi, ma anche le bombe atomiche erano cadute da poco su Hiroshima e Nagasaki e i costituenti sapevano benissimo che la guerra appena conclusa sarebbe stata l’ultima combattuta secondo le vecchie “regole”. E proprio per questo alcuni avrebbero voluto allargare ancora di più la platea dei decisori, coinvolgendo anche le assemblee regionali come chiese ad esempio un democristiano catanese, Corrado Terranova, “un sistema più ampio e più approfondito di accertamento della volontà popolare di fronte a quella terribile cosa che è la guerra; di un sistema, che renda la responsabilità della decisione relativa all’entrata in guerra più larga e, di conseguenza, più determinante. La verità è che l’idea della guerra ci rattrista e ci atterrisce”.
Eppure l’impianto legale della guerra esiste in Italia ed è lo stesso che c’era nel 1940. Ancora perfettamente in vigore e valido, anche se apparentemente in sonno. I militari, che della guerra sono i sacerdoti e i custodi, lo sanno e si son ben guardati dal toccare la legge di guerra e quella di neutralità che sono del 1938. Nel 2010, quando le leggi sulla Difesa vennero consolidate nel Codice dell’ordinamento militare, queste due rimasero stranamente fuori. Meglio non fare onde, dicono i gondolieri.
Come rimangono perfettamente valide e applicabili le norme sullo stato d’assedio, oggi chiamato stato di pericolo pubblico. Sono gli articoli dal 214 al 219 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza del 1938. In caso di guerra dichiarata, prefetti e comandanti della piazza potrebbero ripristinarle per decreto: arresti senza motivi, sospensione delle libertà civili e dei diritti costituzionali, tribunali militari che giudicano anche i reati commessi dai civili (si risolverebbe così il problema delle loro attuale sottoutilizzazione).
Qualcuno, come i parlamentari Cinque Stelle in Commissione al Senato e alla Camera ha cercato di opporsi ai ciechi yesman della maggioranza. Con scarso esito. Un moderato come Giuseppe De Mita, centro democratico, nipote del più famoso Ciriaco, ha proposto che almeno sia necessaria una maggioranza di quattro quinti. Respinto con perdite per evidente passatismo.
Non c’è verso. Questi talebanucci del renzismo arrembante vogliono far fuori tutto, a prescindere. Non ricordano certo il ciceroniano Silent enim leges inter arma, le leggi tacciono in mezzo alle armi, forse perché pensano che le armi saranno sempre in mano loro. Magari hanno letto troppo Marinetti “soltanto la guerra sa svecchiare, accelerare, aguzzare l’intelligenza umana, alleggerire ed aerare i nervi”. Di sicuro non mai hanno letto Mahmoud Darwish: “Siamo lontani dal nostro destino come gli uccelli”.

ITALIA IN GUERRA ?



VIDEO DI BRUNO MARTON:

  • Vicepresidente Vicario del gruppo M5S
  • Membro della 4ª Commissione permanente (Difesa)
  • Membro del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica


 TESTO DI EMANUELE SCAGLIUSI :

  • Membro della Commissione Affari Esteri e Comunitari alla Camera dei Deputati
  • Vice Presidente del Comitato Permanente per i Diritti Umani 
  • Membro della Delegazione OSCE

Sono a Vienna, al Meeting Invernale dell'Assemblea Parlamentare OSCE, dove ho chiesto di intervenire in merito alla situazione della Libia e del Mediterraneo. Situazione che come Italia ci tocca molto da vicino.

Nel Mediterraneo assistiamo alla situazione della Libia che si fa via via sempre più delicata. Renzi ha detto che "non è il momento per l'intervento militare”. Vedremo cosa farà quando sarà il momento. Il ministro Pinotti, invece, supportata dal ministro degli Esteri Gentiloni, ha già annunciato l'invio di 5mila militari senza né un piano né un programma, salvo ora tornare sui propri passi. E' questa la maggioranza che governa l'Italia. Una maggioranza che fa e disfa a proprio piacimento.

Ricordo che è l'aula il luogo del dibattito. Non twitter o i talk show. Ricordo altresì, che la prerogativa sull'ipotesi di entrare in guerra è ancora del Parlamento, anche se l'esecutivo sta provando a cambiare pure questa legge con la modifica dell'art.78. E' evidente che nessuno ha la soluzione in tasca.

Noi del Movimento 5 Stelle ci opponiamo a qualsiasi intervento militare in Libia. La storia ci insegna che la guerra in passato ha sempre contribuito ad alimentare il terrorismo e l'attuale scenario mediorientale, con l'insorgere di nuove e pericolose organizzazioni terroristiche come lo Stato Islamico, ne è la più chiara e nitida dimostrazione. Per il M5S la sicurezza dei cittadini italiani rappresenta un'assoluta priorità, ma credere di poter trovare una soluzione pacifica alla questione libica scandendo, come accaduto nel 2011, nuovi attacchi e mietendo migliaia di vittime innocenti, è una posizione che rasenta la follia. Secondo l’annuale ricerca del Global Terrorism Index nell'ultimo mezzo secolo l’80% delle organizzazioni terroristiche è stato neutralizzato grazie alla creazione di un processo politico intelligente e appena il 7% è stato eliminato dall’uso diretto della forza militare. Sempre secondo la stessa fonte, le vittime del terrorismo sono quintuplicate dal 11 settembre ad oggi. E questo nonostante 4400 miliardi di dollari spesi nelle guerre in Iraq Afghanistan e in tutte le operazioni antiterrorismo nel mondo. Questo vuol dire che un intervento militare non risolverà il problema.

Cosa ci ha portato la guerra in Libia nel 2011? Abbiamo speso quasi 1 miliardo di euro e la Francia si è ritrovata col petrolio e noi con le carrette del mare, con disperati che non siamo più in grado di accogliere. Le scelte del governo hanno fatto mettere in pericolo una fondamentale risorsa energetica per l'Italia che è passata da 1,6 milioni di barili pre-crisi ai 150.000 barili attuali.

Dobbiamo tagliare i rapporti economici e politici con gli Stati che si fingono amici e alleati e poi finanziano i terroristi. Dobbiamo essere chiari, non possiamo continuare a sederci al tavolo con l'Arabia Saudita o con il Qatar per risolvere la crisi in Siria se poi questi due Paesi pagano i terroristi per tenerli fuori dai loro confini. E poi ce li ritroviamo noi però, a poche centinaia di chilometri dalle nostre coste. Concludendo sulla Libia, di fronte ad una eventuale decisione dell'Onu valuteremo il da farsi. Al momento riteniamo che sia di assoluta importanza un sostegno dell'Unione europea dell'Onu.

Qui tutti chiedono all'Italia, ma quando è il momento di ricevere un aiuto non si fa mai vivo nessuno. Siamo chiusi in una morsa: a est la crisi in Ucraina, al sud il terrorismo, al nord il braccio di ferro economico con la Germania e la Bce che speculano sulle nostre imprese. Dobbiamo rafforzare i controlli lungo le frontiere e pensare al bene dei nostri cittadini.

Basterebbe che il governo attuasse la nostra mozione approvata sul superamento della Convenzione di Dublino III, per evitare qualsiasi problema. Nel nostro testo c'è infatti scritto che l'Ue si deve far carico e finanziare l'istituzione di centri di richiesta di asilo Ue nei Paesi di transito e provenienza, come Libia, la Tunisia eccetera. Così evitiamo che gli immigrati sbarchino direttamente sul nostro territorio e non si avventurino in cosiddetti viaggi della morte che ingrossano le tasche di scafisti malfattori e, ahimè, il numero di morti in Mediterraneo.

giovedì 9 aprile 2015

Esclusivo! A CPL Concordia anche una pioggia di fondi europei!!!

 
Gli affari della CPL Concordia, la cooperativa coinvolta nell'inchiesta sugli appalti truccati a Ischia e non solo, passano anche dalla Regione Lombardia amministrata da Roberto Maroni.
Spulciando l'elenco delle aziende beneficiarie dei fondi europei indiretti, quelli cioè garantiti e anticipati dalle Regioni, si scopre che il Pirellone ha deciso di allocare ben 5,6 milioni di euro per due progetti che vedono in prima fila la cooperativa modenese.
La gestione dei finanziamenti indiretti è affidata agli Stati membri attraverso le autorità nazionali e regionali, in conformità a una programmazione che deve essere approvata dalla Commissione europea. In questo caso, dunque, non è la Commissione ma la Regione Lombardia a indire i bandi e selezionare le aziende beneficiarie.
I finanziamenti concessi a CPL Concordia dalla Regione Lombardia sono relativi entrambi al Fondo europeo di Sviluppo Regionale (FESR) 2007-2013. Il primo progetto riguarda l'ammodernamento energetico del campus dell'università Politecnico. Il sussidio concesso è di quasi 4 milioni di euro, già erogato al 21%.
Il secondo progetto, sempre cofinanziato dall'Unione europea, si chiama Side e rientra nell'obiettivo del cosiddetto "Sostegno agli investimenti in ricerca e sviluppo innovativo e tecnologico a supporto della competitività delle imprese lombarde". L'ammontare del finanziamento concesso è pari a oltre 1,6 milioni di euro. In questo caso, però è stato autorizzato ma non ancora erogato. Perché?
Questi documenti dimostrano che la Regione Lombardia ha concesso finanziamenti propri pari a 3,5 milioni di euro in progetti dove figura la coop "CPL Concordia", a valere sul programma operativo regionale FESR 2007-2013. La restante quota, il 40%, è stata cofinanziata dall'Unione europea.
Motivando la custodia cautelare del manager Francesco Simone, i magistrati che indagano sul sistema "Cpl Concordia" hanno scritto che egli ha contribuito a "un vero e proprio sistema corruttivo assolutamente generalizzato".
Se i magistrati avessero ragione, si dovrebbe accendere un faro anche su TUTTI gli appalti di questa cooperativa legata mani e baffi al Pd. Ci sono migliaia di imprese sane e oneste che rimangono a bocca asciutta quando c'è da spartirsi la torta dei fondi europei. La fetta più grossa va sempre alle imprese degli amici dei politici. Grazie a questa inchiesta sappiamo perché.
Durante una perquisizione nella borsa Nicola Verrini, direttore commerciale della coop emiliana, i magistrati hanno trovato documenti di bandi di gara delle Regioni Lazio e Campania. Come già avvenuto per i rimborsi, è nelle Regioni che si annida il magna magna dei partiti.
Maroni risponda a queste domande:
Come vengono selezionati i progetti nella Regione che la Lega amministra?
Quali rapporti ci sono fra chi scrive i bandi regionali e le imprese che si aggiudicano gli appalti?

Trasparenza sempre!!!